Cuma: il declino dopo i Romani

Sita tra Bacoli e Pozzuoli, Cuma è un sito archeologico della zona vulcanica dei Campi Flegrei.
Famosa nel mondo, il suo nome è legato al mito della Sibilla Cumana, narrato da Virgilio nell'Eneide e profondamente connessa alle origini divine di Roma.

Dopo che l'ultimo re di Roma visse i suoi anni d'esilio a Cuma, la città fu legata a Roma dalla civitas sine suffragio, una posizione di netta inferiorità. Ma le cose cambiarono appena un secolo dopo quando, durante il conflitto con Cartagine, Annibale giunse in Italia e diede alla città la possibilità di dimostrare la propria fedeltà a Roma.

Cuma respinse duramente le truppe di Capua, che si erano alleate coi Cartaginesi, infliggendo una dura sconfitta. Da allora divenne municipium e fu fedele alleata di Roma. La sua posizione privilegiata la rendeva ideale nelle battaglie, come quella che vide Ottaviano opporsi a Sesto Pompeo. Dopo la sua vittoria, Cuma divenne un posto estremamente tranquillo e al riparo dalla frenetica vita della grande città.

Le invasioni barbariche la posero su un'altalena dove il degrado era sempre più incombente. Dopo avere subito la supremazia dei Bizantini e dei Longobardi, fu definitivamente messa in ginocchio dalle scorrerie dei Saraceni, che furono stanati e cacciati dalla regione solo nei primi anni del XIII secolo.

Da quel momento, il territorio di Cuma restò quasi del tutto disabitato e si trasformò in un'immensa palude abbandonata al degrado. La sua bonifica avvenne solo molti secoli dopo, con l'arrivo dei Borbone.

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